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I fiori di Bach sono un valido aiuto per riequilibrare la sfera
spirituale, risolvendo di conseguenza eventuali disturbi di origine
psicosomatica. Infatti Bach comprese che i fiori sono portatori di
informazioni, in forma di energia vibrazionale, in grado di riportare
all’armonia le nostre frequenze vibratorie alterate. In questo senso la
floriterapia si rifà alla filosofia omeopatica; inoltre, come per la
preparazione dei medicinali omeopatici, anche nella floriterapia si ha
la diluizione del materiale di partenza. Al contrario di essa, utilizza solamente i fiori e non altri tipi di materia prima.
La
terapia coi fiori di Bach si distingue dalla fitoterapia in quanto
quest’ultima non prevede l’utilizzo esclusivo del fiore ma fa uso di
varie parti della pianta, e non prevede la diluizione. Ulteriore
differenza è che la fitoterapia si prefigge la cura del sintomo, mentre
la floriterapia tiene conto della persona nella sua totalità, e in
particolare dei suoi stati d’animo: non è tanto importante il sintomo
quanto la personalità e le condizioni spirituali che possono stare
all’origine dello stesso e il modo in cui la persona si rapporta al
sintomo. Infatti la mente è strettamente collegata al corpo, e lo può notevolmente influenzare. Vengono
somministrati i fiori che per la loro natura hanno caratteristiche che
richiamano quelle che presenta il paziente: ad esempio, per soggetti
fragili si usa un fiore dall’apparenza fragile come Mimulus. I
fiori vanno a riequilibrare lo stato energetico, stimolando
nell’individuo le qualità opposte al difetto che si vuole eliminare. Lo
scopritore di questa metodologia è stato Edward Bach, medico inglese
vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Già come batteriologo
si distinse per la preparazione di vaccini da ceppi batterici presenti
nell’intestino di persone con malattie croniche, ottenendo ottimi
risultati. Era comunque alla costante ricerca di una “medicina
semplice”, e dopo l’incontro con la medicina omeopatica iniziò a
preparare i suoi vaccini in maniera omeopatica e a somministrare per
via orale e non più endovenosa (quelli che sono oggi noti sotto il nome
di “sette nosodi di Bach”): ad ogni paziente prescriveva il vaccino
corrispondente al ceppo batterico intestinale predominante. Attraverso
l’osservazione delle persone, si rese conto che potevano essere divise
in categorie in base al loro comportamento, e riflettendo sul
collegamento tra malattie e gruppi di personalità intuì che non era il
tipo di malattia ad accomunarli, ma la loro reazione alla malattia. In seguito volle sostituire i nosodi con le piante. Cominciò
così a preparare i fiori in diluizione omeopatica, convinto che è nel
fiore che si trova la forza vitale della pianta. I primi 12 fiori da
lui trovati furono chiamati “i 12 guaritori”, a cui ben presto si
affiancarono i 7 aiutanti, il rimedio di emergenza “Rescue remedy” ed i
19 assistenti, per un totale di 38 fiori. Tenne conferenze aperte
anche a non medici, cosa che gli procurò dissidi con molti colleghi
medici, ma per lui era importante aiutare la gente a curare sé stessa. Bach
stesso infatti disse: “L’intero principio di guarigione di questo
metodo è così semplice che può essere compreso praticamente da tutti e
anche le erbe stesse possono essere raccolte e preparate da chiunque”. In
effetti i fiori di Bach sono semplici da preparare: per la preparazione
sono richiesti solamente l’acqua, il sole o in alternativa il fuoco, e
i fiori selvatici, cioè non coltivati. E’ importante che i fiori
siano colti “con il cuore”, cioè con buone intenzioni, in una giornata
di sole, appena asciugata la rugiada, senza toccarli con le mani, messi
in acqua ed esposti al sole nel luogo di raccolta per 3-4 ore, oppure
bolliti in acqua per 20-30 minuti. Terminata la macerazione o la
bollitura, l’acqua è separata dai fiori e le viene aggiunta una uguale
quantità di brandy, ottenendo così la soluzione madre. Per
l’assunzione, 2-3 gocce di questa soluzione madre vengono diluite in 30
ml di acqua, eventualmente con l’aggiunta di brandy (in proporzioni di
¼ di brandy e ¾ di acqua) come conservante. Se il brandy non è
gradito o l’assunzione sarà da parte di un bambino, si può aggiungere
aceto di mele oppure nessun tipo di conservante, nel qual caso è
opportuno prestare attenzione ad eventuali contaminazioni della
bottiglia e conservarla in frigorifero. I rimedi vengono usati singolarmente o in miscele personalizzate. Della miscela pronta si prendono generalmente 4 gocce 4 volte al dì, direttamente sotto la lingua, lontano dai pasti. A
volte ci può essere un peggioramento iniziale, ma si tratta di una fase
transitoria, che rientra nel processo di presa di coscienza di sé
stessi che porta alla guarigione. Si possono preparare anche delle creme, con 2 gocce di essenza floreale in 10 g di crema base. (Fiorcrema di nostra produzione).
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