| Zecche |
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Le zecche sono dei parassiti che sfruttano il sangue dell’ospite per poter completare il loro ciclo di sviluppo. Non sono selettive nella scelta dell’ospite: colpiscono indistintamente animali selvatici e domestici, e anche l’uomo. Il loro habitat preferenziale è costituito da zone con vegetazione erbosa ed arbustiva, in un clima fresco e umido, ma si possono anche trovare in climi caldi e asciutti. Colpiscono in particolare tra aprile e ottobre; non saltano, ma si appostano sulle piante e si attaccano al passaggio di uomo o animale, attratte dal calore e dall’anidride carbonica emessi dai corpi. Conficcano il rostro (apparato boccale) nell’ospite, in modo indolore in quanto rilasciano una sostanza anestetica, e ne succhiano il sangue. Dopo 2-7 giorni abbandonano l’ospite lasciandosi cadere spontaneamente. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per la salute, ma è una via di trasmissione di varie malattie: la rickettiosi, la borreliosi di Lyme, la febbre ricorrente da zecche (o borreliosi ricorrente), la tularemia, la meningoencefalite TEE da zecche. La più frequente nella nostra regione è la borreliosi di Lyme, ma ci sono state anche segnalazioni di meningoencefalite e di borreliosi ricorrente. La rickettiosi ha maggior diffusione nel Sud Italia. La borreliosi di Lyme (dal nome della città americana in cui fu riscontrato il primo caso) è un’infezione batterica. Il segno più frequente dell’avvenuto contagio si manifesta dopo 4-60 giorni dal morso, ed è un arrossamento della pelle che dalla zona del morso tende ad espandersi; si presentano spesso anche gonfiore ai linfonodi prossimi al luogo del morso, e sintomi simil influenzali. Se non curata colpisce le articolazioni, provocando artriti, il sistema nervoso (meningiti, neuriti, difficoltà motorie, perdita di sensibilità agli arti), e infine altri organi interni, fino a cronicizzare. La cura consiste in antibiotici prescritti dal medico. Non esiste attualmente un vaccino. La meningoencefalite TEE è una malattia infettiva causata da un virus che colpisce cervello, meningi e midollo spinale. La prima fase comincia 7 giorni dopo il morso, con sintomi simili a quelli dell’influenza. Dopo un periodo di apparente salute, per un massimo di 20 giorni, inizia la seconda fase, con febbre alta e problemi al sistema nervoso centrale (rigidità al collo, cefalee, vomito). Non esiste una terapia specifica. Come prevenzione esiste un vaccino inattivato, attualmente non in commercio in Italia ma acquistato in Austria e che è consigliato a chi è esposto al rischio di infezione. La borreliosi ricorrente ha un periodo di incubazione tra i 5 e i 15 giorni. Ha una andamento bifasico: la prima fase è caratterizzata da periodi di febbre di 2-9 giorni, con sintomi influenzali. Dopo un periodo di remissione, anche spontanea (in media 4-14 giorni), si può assistere ad una ripresa della sintomatologia, in forma più severa, caratterizzata da febbre alta, cefalea e compromissione del sistema nervoso centrale, di solito meningoencefalite. Per prevenire il morso delle zecche è opportuno usare indumenti che coprano il corpo il più possibile, come pantaloni lunghi possibilmente stretti sul fondo o infilati nelle calze o scarpe; vestirsi preferibilmente di colore chiaro, ed evitare di sedersi sull’erba e di toccarla con le mani. Bisogna poi, una volta rientrati, lavarsi accuratamente, e accertare l’assenza di zecche su corpo e vestiti. In caso di morso di zecca, è necessario toglierla il prima possibile, disinfettando la zona prima dell’operazione. La zecca deve essere afferrata con delle pinzette il più vicino possibile alla pelle, e tolta tirando verso l’alto e contemporaneamente ruotando. Se qualche frammento del rostro restasse all’interno, cercare di estrarlo con un ago da siringa sterile, o rivolgersi al proprio medico. La ferita va accuratamente disinfettata, ed eventualmente va applicata una pomata antibiotica. Se dopo qualche tempo compare un alone rosso nella zona del morso o si hanno sintomi influenzali, rivolgersi al medico. |
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